Io non so – Poesie impossibili di Manuela Maroli – October 19th, 2019

Che ne sai della violenza che avvelena i nervi,

che stringe e sfracella carne anima

del serpente che striscia sottocutaneo,

innervando le mille particelle tossiche

nuvole di fumo, abortite.

Non so da quale parte si aggrovigli immobile.

Il tuo corpo,

grido silenzioso

Anima e carne

detriti sui detriti

sangue.

Che ne sai del cuore del pensiero?

Io non so se all’imbrunire
il mio Corpo si schiudeva di sbieco,
oppure si aggrovigliava timido
nel sottobosco, se le foglie
coprivano il volto dei giorni amari,
allungarsi con le dita per rigirarle,
per riassestarne le giunture,
sanguinanti. Dei ceri consumati.

Non so se spiegavo le ali,
frusciando nel sottosuolo,
in cerca del fragore di un risveglio,
se l’aria ci muoveva,
se il tempo rovistava tra l’argento,
se lasciavo stemperare l’edera selvaggia,
se incendiare i silenzi.

Non so se le mani livide
si apriranno alla follia del giorno,
se aprirne il sigillo,
se raschiando le cornici d’avorio
impallidire di fronte alla Bellezza

Non so se raccogliere il mio abitare le vette e gli abissi,
se affrancarmi dalle increspature della notte

se cercare altri significati occulti nei marchi della pelle

se lasciare che sia il cuore divelto a srotolarsi sul selciato

O lasciare al silenzio l’ultima parola.

 

 

Manuela Maroli
Dalla raccolta inedita
“Poesie impossibili”

Io non so – Poesie impossibili di Manuela Maroli

Io non so

Io non so se all’imbrunire
il mio Corpo si schiudeva di sbieco,
oppure si aggrovigliava timido
nel sottobosco, se le foglie
coprivano il volto dei giorni amari,
allungarsi con le dita per rigirarle,
per riassestarne le giunture,
sanguinanti. Dei ceri consumati.

Non so se spiegavo le ali,
frusciando nel sottosuolo,
in cerca del fragore di un risveglio,
se l’aria ci muoveva,
se il tempo rovistava tra l’argento,
se lasciavo stemperare l’edera selvaggia,
se incendiare i silenzi.

Non so se le mani livide
si apriranno alla follia del giorno,
se aprirne il sigillo,
se raschiando le cornici d’avorio
impallidire di fronte alla Bellezza

Non so se raccogliere il mio abitare le vette e gli abissi,
se affrancarmi dalle increspature della notte

se cercare altri significati occulti nei marchi della pelle

se lasciare che sia il cuore divelto a srotolarsi sul selciato

O lasciare al silenzio l’ultima parola.

Manuela Maroli
Dalla raccolta inedita
“Poesie impossibili”

“Dardeggia ancora” – Poesie impossibili di Manuela Maroli

“Dardeggia ancora”

Tu dici: le favole non esistono, ci piace raccontarle ai bambini
Ecco l’esistenza, un peso senza pari
la scia del passato ci morde con le sue memorie purpuree,
troppe parole,
coltelli che voglio dissipare,
dare in pasto
ai leoni le
alchimie dei giorni, l’aridita’ di un cuore rude e menzoniero.

Mi sorprendo ancora
attraverso i muri di una casa crollata
in seno al mio dolore.

È già giorno, guardo dei bambini giocare, confronto la vita che dardeggia ancora desiderante
il diradarsi dei sorrisi mancati,
gli abbracci non ricevuti
gli occhi affannati ancora in attesa dell’amore.

Tu prendi il passato,
e buttalo al mare.

 

A mia madre – “Poesie impossibili” di Manuela Maroli

A mia madre

Lascia i fiori succisi nascondere le perle di maggio, irradiarsi negli occhi di bambina che non so obliare, se nel crepuscolo s’infrange il ricordo del suggello che mi impedì di frusciare nel vento.

Il mare è calmo adesso.

Se qualche forza l’ho avuta in dono,
Madre,
è un corredo imperioso che mi avviluppa dalla nascita.

Ti guardo dormire, ti aiuto a camminare:
mai ti ho amata così tanto.

 

Torino, 28 agosto 2019

Fa’ che… – Poesie impossibili di Manuela Maroli

Fa’ che…
Fa’ che i miei occhi più non vedano
il rattristarsi delle stagioni,
la bellezza spegnersi e perire
per squallidi giochi d’interesse,
fa’ che i miei passi si sollevino dal fango
del tuo amore smerigliato:
un peplo di marmo che svilisce il mio dono.
Fa’ ché il sorriso di mio figlio sia sempre vivo
nel mio cuore di Madre olocausta
Fa’ che possa dimenticare
il verso arrecato alle Chimere
lo scempio dell’umana ignoranza
schiacciarsi in un frastuono inverecondo.
Fa’ che possa cullarmi la Sfinge
inoltrarmi nella radura solitaria
all’ombra di fiori selvaggi
all’erta levigare sulla porpora del fiume
la mia preghiera di tempesta.
Fa’ che possa liberare i demoni
caduti nell’oblio della Notte
Fa’ che il mio volo si posi
sulla corona di stelle che cinse il capo di Arianna
questa compagna eterna
che mi piega in un rombo di fuoco.
Torino, 15 agosto 2019
Poesie Impossibili di Manuela Maroli

“Filastrocca del mercato dei poeti” di Manuela Maroli

FILASTROCCA DEL MERCATO DEI POETI

 

Nel mercato dei poeti
certi sono come preti
altri baci perugina
certi uova di gallina

altri invece son coltelli
altri ancora sono belli
certi armati di coraggio
altri ancora all’arrembaggio

certi spesso sono sbronzi
alcuni sono proprio stronzi

certi altri sono buoni
altri sembrano dei tuoni
lampi, fulmini e saette
certi si sono tempeste

certi fanno la rivoluzione
altri son rivelazione
Certi si sono eleusini
altri troppo precisini

la più grande è stata Saffo
tanti qui ci fanno un baffo

certi sono immenso amore
altri pieni di dolore
Alcuni sono come ponti
tanti sono stanchi morti

Ma grazie al cielo
Qui al mercato dei poeti
Nessuno vende gelo

Ora spezziamo un po’ le rime
che non sempre si può fare

Solo i libri puoi comprare nelle belle librerie
Ma la poesia no
lei non la puoi acquistare
Perché il Fuoco dei poeti
No
Nessuno può comprarlo
E sai neppur rubarlo

Ora adesso tu vedrai
scriverai una poesia
senza sapere che dirai
perché è un mistero
che non sai

La poesia ci ha rapiti
lei arriva quando vuole
E può anche andare via

Spero solo che rimanga
Qui con noi davvero tanto
Perché sai
in questo mare
a tutti è dolce naufragare.

 

 

Manuela Maroli
14 luglio 2019

La mia di Follia – Poesie impossibili di Manuela Maroli

LA MIA DI FOLLIA

La mia di Follia s’inerpica tra volte e colonne,
sormontate da cupole di orgasmi mancanti,
là dove tu non vedi le rovine del tempo,
vita negata.

Annuso i fiori recisi
È un cimitero che non voglio più attraversare,
dall’oro riflesso crepe di sangue,
capriate dei sogni infranti,
assaggio il godimento della Luna,
crocifissa tra le pieghe del perdono.

Non è la mia lingua che tace,
amara dolcezza di corpi luciferini

Non vedi? Ho scritto Bellezza, sùbito me l’hanno strappata via

 

Poesie impossibili, con dedica a Beatrice Orsini

Torino, 19 o 20 aprile 2019